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2008

VIDEO > Archivio Storico Mostre

MUSEO ANNIGONI
Nuova apertura!

Una selezione di 120 opere del Maestro Annigoni
Firenze - Villa Bardini - Costa San Giorgio 2

Pietro Annigoni lavora per quasi sei secoli, testimoniando la realtà cangiante della storia contemporanea. Viene perceppito come l'erede alla tradizione dei grandi ritrattisti del Rinascimento.

Fu chiamato per raffigurare icone come sua Maestà la Regina Elizabetta II dell'Inghilterra. Ciò che caratterizza il lavoro di Annigoni è la drammaturgia che emerge soprattutto nei ritratti. Non hanno mai l'aria di essere dei soggetti qualsiasi, ma attori, personaggi.

Come se l'ultimo dei loro pensieri fosse star lì a posare per un quadro, sempre intenti a fare altro, sembrano interrotti dal pittore durante un pensiero, forse una preoccupazione. Il suo stile riflette un atteggiamento eclettico. C'è un poco di Dalì nei suoi sfondi surreali.

Si intravede Caravaggio nel chiaroscuro di alcune opere. E anche Maxfield Parrish nella leggerezza dei suoi volti femminili. Il museo alla Villa Bardini, al cui allestimento hanno fornito un prezioso contributo anche i figli e la vedova dell'artista, rappresenta la più grande collezione al mondo dell'opera di Pietro Annigoni.
(SeeTen production)


MUSEO ROBERTO CAPUCCI
intervista dott. Enrico Minio - Direttore del Museo

Villa Bardini, Costa San Giorgio 2, Firenze

Orari da mercoledì a venerdì 10.00-16.00
sabato e domenica 10.00-18.00
chiusura il giorno di Natale e il 1° dell'Anno

Info Biglietteria Tel. 055 20066209
Mail: info@fondazionerobertocapucci.com
www.fondazionerobertocapucci.com

l Museo Capucci a Villa Bardini è un’esperienza visiva e sensoriale piuttosto sorprendente. I famosi abiti scultura di questo controverso stilista, che somiglia solo a sé stesso, resistono al cambiamento dei comuni canoni estetici, proprio come le grandi opere d’arte.

Quelli attualmente in mostra sono stati creati per la Biennale di Venezia del 1995. Sono le prime “sculture in tessuto”, come le chiama Capucci. I primi abiti la cui sola finalità era di essere esposti e non indossati. È nella natura che questo maestro trova la sua ispirazione primaria. Le pietre dure, in questo caso.

Ma anche il casentino plissettato creato per Artigianato e Palazzo nel 2008, fatto interamente a mano; Oceano, realizzato in 5 mesi per l'expo di Lisbona del '98 e Giorgini, in omaggio al suo mentore.

Altre sale del museo sono invece dedicate ad abiti, diciamo così, veri e propri. Il cappotto ispirato ai cretti di Burri, gli abiti da sera che creano un simpatico effetto ad ogni passo, la linea scatola. Un’Alta Moda che ha fatto storia. Capucci è stato il primo, ad esempio, a usare la tecnica Optical, telai di nastri che si divertiva, concentratissimo, ad intrecciare personalmente a mano.

Come personalmente ha sempre seguito la lavorazione di ogni abito, scegliendo di rimanere ai margini del business della moda, di non accettare compromessi che avrebbero inquinato la sua fantasia.

“La bellezza? Per me è qualcosa di difficile, di misterioso. Qualcosa da scoprire.”

E il mistero rimane perfetto in questi gioielli senza confini temporali. Nessuno di questi abiti che eppure ripercorrono 50 anni di storia, sfigurerebbe addosso a una modernissima signora. (
SeeTen production)

MUSEO ROBERTO CAPUCCI
Villa Bardini, Costa San Giorgio 2, Firenze

Orari da mercoledì a venerdì 10.00-16.00
sabato e domenica 10.00-18.00
chiusura il giorno di Natale e il 1° dell'Anno

Info Biglietteria Tel. 055 20066209
Mail: info@fondazionerobertocapucci.com
www.fondazionerobertocapucci.com

Firenze e gli antichi Paesi Bassi (1430 - 1530)
Dialoghi fra artisti: da Jan van Eyck al Ghirlandaio, da Memling a Raffaello...


SPOT

Palazzo Pitti, Galleria Palatina
20 giugno - 26 ottobre 2008

Tra il Quattro e il Cinquecento a Firenze esplode il Rinascimento. Nello stesso periodo, nel nord Europa, i pittori fiamminghi inaugurano con Jan van Eyck uno stile di pittura realistico, particolareggiato, con le tipiche pose di ¾. Furono i mercanti, protagonisti incontrastati di queste potenze economiche ed artistiche, a far incontrare i due mondi.

La mostra alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, intitolata Firenze e gli antichi Paesi Bassi, mette in evidenza questi dialoghi artistici che si svolsero nel secolo che va dal 1430 al 1530. Difficile trovare 100 anni più produttivi di questi.

Possiamo immaginarci i Medici - il cui Banco aveva filiali sparse in tutti i Paesi Bassi - così come le altre famiglie di mercanti fiorentini, approfittare dei viaggi commerciali che li portavano fino a Bruges, nell'attuale Belgio, imbattersi nei dipinti di Van Eyck, Rogier Van der Weyden, Hans Memling, Hugo Van Der Goes. E portarli a Firenze, commissionarne di nuovi.

All'occhio allenato al bello dei talenti fiorentini non sfugge l'uso dei colori ad olio, la particolare attenzione alla realtà, la tecnica della luce che accende i quadri fiamminghi. E volentieri adattano le novità al loro stile. Ritratti di Botticelli, Raffaello, Ghirlandaio, Andrea del Castagno, temi sacri e incisioni ne sono un perfetto esempio.

La mostra, grazie a prestiti di altissimo livello da parte dii altri musei fiorentini - primi fra tutti gli Uffizi ma anche il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Metropolitan di New York e il Getty Museum di Los Angeles, solo per citarne alcuni - offre la rara opportunità di riunire opere divise da secoli tra le varie collezioni ma soprattutto di intuire meglio le emozioni che animarono i contemporanei di questo secolo straordinario.

CATERINA E MARIA DE MEDICI: DONNE AL POTERE
Firenze celebra il mito di due Regine di Francia

intervista a James Bradbourne e Clarice Innocenti


Palazzo Strozzi, 24 ottobre 2008 – 8 febbraio 2009
Orari:
Tutti i giorni 9,00-20,00
Giovedì ore 9,00-23,00
Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietti:
intero € 10,00; ridotto € 8,50 € 8,00 € 7,50; scuole € 4,00


Artemisia, Caterina e Maria. Regine intelligenti, tenaci, temprate alle sventure e a loro modo guerriere. La loro storia e la storia della loro epoca fatta di fermenti, lotte e passioni in un mondo dominato dal potere maschile, è raccontata in una mostra a Palazzo Strozzi.

La storia dei 15 arazzi esposti inizia con un poema epico scritto in onore di Caterina dei Medici. La “fiorentina”, la regina nera - come venne chiamata da quando, alla morte dell’amatissimo marito, si immerse per sempre in abiti scuri, contribuendo ad accrescere le tinte già fosche della sua fama – era impegnata a difendere con passione il trono di Francia destinato al nuovo Re, ancora bambino.

Per legittimarne il potere agli occhi dell’opinione pubblica ben si adattavano le storie di due donne del passato, entrambe di nome Artemisia, che per comodità furono condensate in un’unica figura.
Una, la regina guerriera di Alicarnasso. L’altra, vedova del Re Mausolo della Caria, condivideva con Caterina l’amore sviscerato per il marito: dopo la sua morte ne bevve le ceneri e fece costruire in sua memoria un monumento funerario talmente imponente da essere considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. La parola mausoleo nasce da quelle pietre.

Le storie illustrate vennero tessute negli arazzi che vediamo solo in seguito da Enrico IV di Navarra, marito di un’altra Medici – Maria - che come la sua lontana parente seppe salvaguardare la corona per il figlio in un mondo straniero e ostile.

Le vite di queste due Medici alla Corte di Francia sono completata da dipinti e oggetti che ne delineano anche il carattere privato. E restituiscono alla storia il coraggio di queste donne di potere, così come il vero mito di Artemisia.
(SeeTen production)

CATERINA E MARIA DE MEDICI: DONNE AL POTERE
Firenze celebra il mito di due Regine di Francia
(parte 2)

Palazzo Strozzi, 24 ottobre 2008 – 8 febbraio 2009
Orari:
Tutti i giorni 9,00-20,00
Giovedì ore 9,00-23,00
Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietti:
intero € 10,00; ridotto € 8,50 € 8,00 € 7,50; scuole € 4,00

CATERINA E MARIA DE MEDICI: DONNE AL POTERE
Firenze celebra il mito di due Regine di Francia


Palazzo Strozzi, 24 ottobre 2008 – 8 febbraio 2009
Orari:
Tutti i giorni 9,00-20,00
Giovedì ore 9,00-23,00
Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietti:
intero € 10,00; ridotto € 8,50 € 8,00 € 7,50; scuole € 4,00

UN MONDO DI INTRECCI E VENTOLE
le collezioni Kraft e Moradei

fino al 30 aprile 2009
Museo della Paglia - Signa (Firenze)
dal lunedì al sabato (9-13)
venerdì dedicato alle scuole
domenica chiuso


Vela. Svela. Ondeggia. Civetta. Sventola.
Il linguaggio del ventaglio è fatto di gesti e sguardi. Le donne hanno da sempre saputo come usarlo per esprimere se stesse anche nel silenzio, disegnando nell’aria volteggi di parole.
Al museo della paglia e dell'intreccio ecco una sfilata di ventagli tailandesi, messicani, europei. Si potrebbe credere che solo la delicatezza della seta possa produrre un ventaglio degno di questo nome. Invece è sorprendente vedere come un materiale non propriamente etereo come la paglia possa essere trasformato nel più elegante degli oggetti.
Una fibra che viene lavorata in innumerevoli forme e colori da esperte mani artigiane, italiane e non.

Nel museo trovano posto anche i famosi cappelli di paglia fiorentini, resi celebri dall'opera lirica di Nino Rota e più tardi dal film di René Clair. Un copricapo in armonia con i colori della campagna—il giallo dei campo, del grano e del sole. (SeeTen production)

I LUOGHI DI GIOVANNI FATTORI nell'Accademia di Belle Arti di Firenze (1/2)
fino al 15 novembre - Firenze, Via Ricasoli 66

Tutti i giorni ore 9-19.
La biglietteria chiude un’ora prima della mostra
Informazioni: Tel. +39 055 243140
prenotazioni@cscsigma.it
www.firenzeperfattori.it

Una mostra all'Accademia delle Belle Arti ripercorre i luoghi di Giovanni Fattori, il famoso pittore machiaiolo Giovanni Fattori traeva ispirazione da fonti diversissime--dalle grandi regine inglesi alle campagne militari--ma forse dava il meglio di se' nella raffigurazione di soggetti più vicini a casa. Il blu intenso del cielo, il giallo acceso dei campi. Un ricordo della vita agricola, dove sudore e fatica emergono in ogni pennellata decisa. Immagini di una realtà agreste che ha caratterizzato la Toscana non solo all'epoca di Fattori, ma anche per una buona parte del Novecento e che è stata magistralmente colta nella sua essenza dai pittori della macchia. Il talento e l'impegno di Fattori emergono in tutti i suoi lavori, dalla pittura, ai disegni, alle acqueforti. E non mancava un po' di pepe nella sua complessa personalità -- in una delle valutazioni fattagli dai professori alla Accademia delle Belle Arti, viene descritto come "clamoroso, prepotente, e maleducato". Fattori diventerà poi un adorato professore all'Accademia, guidando personalmente il primo gruppo di studenti femminili ammessi all'istituto nel 1886. Chissà se tra questi volti angelici si nascondeva un'allieva con lo stesso temperamento del giovane Fattori. (SeeTen production)

I LUOGHI DI GIOVANNI FATTORI nell'Accademia di Belle Arti di Firenze (2/2)
fino al 15 novembre
Firenze, Via Ricasoli 66

Tutti i giorni ore 9-19.
La biglietteria chiude un’ora prima della mostra
Informazioni:
Tel. +39 055 243140
prenotazioni@cscsigma.it
www.firenzeperfattori.it

Una mostra all'Accademia delle Belle Arti ripercorre i luoghi di Giovanni Fattori, il famoso pittore machiaiolo Giovanni Fattori traeva ispirazione da fonti diversissime--dalle grandi regine inglesi alle campagne militari--ma forse dava il meglio di se' nella raffigurazione di soggetti più vicini a casa. Il blu intenso del cielo, il giallo acceso dei campi. Un ricordo della vita agricola, dove sudore e fatica emergono in ogni pennellata decisa. Immagini di una realtà agreste che ha caratterizzato la Toscana non solo all'epoca di Fattori, ma anche per una buona parte del Novecento e che è stata magistralmente colta nella sua essenza dai pittori della macchia. Il talento e l'impegno di Fattori emergono in tutti i suoi lavori, dalla pittura, ai disegni, alle acqueforti. E non mancava un po' di pepe nella sua complessa personalità -- in una delle valutazioni fattagli dai professori alla Accademia delle Belle Arti, viene descritto come "clamoroso, prepotente, e maleducato". Fattori diventerà poi un adorato professore all'Accademia, guidando personalmente il primo gruppo di studenti femminili ammessi all'istituto nel 1886. Chissà se tra questi volti angelici si nascondeva un'allieva con lo stesso temperamento del giovane Fattori. (SeeTen production)

GIOVANNI DA MILANO
Splendori del gotico da Giotto a Giovanni da Milano

Galleria dell’Accademia
Via Ricasoli, 58-60, Firenze
10 giugno – 2 novembre 2008
Biglietti: € 10 intero, € 5 ridotto
Orario: mar – dom 8.15 – 18.50
Aperture straordinarie: consultare www.giovannidamilano2008.it

Giovanni da Milano, pittore gotico ed erede artistico di Giotto, veste l'angoscia dei suoi Santi con stoffe sfarzose, dipinte in prezioso lapislazzulo ed oro. Passata la piaga della peste nera del 1348, l'improvvisa redistribuzione delle risorse lasciò nelle mani dei sopravvissuti un'inaspettata ricchezza che accentuò il lusso vissuto con uno spirito fatalista ben diverso dai precendenti secoli bui del Medio Evo.

Il flagello, che non aveva risparmiato nessuno, mise i superstiti di fronte a una scelta: vivere in modo pio secondo i precetti della Chiesa, che mirava ad estendere il suo potere, o approfittare al massimo solo del momento presente.
Giovanni da Milano forse non fornisce una risposta, ma sicuramente mette in scena questo conflitto.
La mostra si intitola, giustamente, “Gli splendori del gotico” ed è parte di uno sguardo più ampio sull’eredità di Giotto con mostre alla Galleria dell’Accademia e agli Uffizi.
Non c'è ancora il trionfo della prospettiva in senso rinascimentale, ma le figure di Giovanni da Milano sono sicuramente tri-dimensionali. Un uomo volge teatralmente le spalle al pubblico, pronto a colpire, la varietà di colori e le piege dei tessuti, la posizione dei corpi leggermente rivolti verso un angolo, tutto questo dà un senso di spazio, volume e profondità alle opere. Violenza intensa, sangue persino, contrastano con la delicatezza delle mani, di una carezza. Giovanni il viaggiatore, il vagabondo se vogliamo, si spostò dall’Italia settentrionale al centro artistico per eccellenza, Firenze. Quasi il totale delle sue opere è presente alla Galleria dell’Accademia con prestiti provenienti da collezioni in tutto il mondo. Sfida la nostra percezione di un'arte gotica piatta e posata, e ricorda che l’equilibrio dell’evoluzione artistica è sempre costellata da colpi di genio. (SeeTen production)

GUERRA E PACE
John Phillips
Testimone del Novecento

Firenze
MNAF - Museo Nazionale Alinari della Fotografia
Piazza Santa Maria Novella 14a r
Dall'11 settembre al 26 ottobre
Orario: 10:00 - 19:00; chiuso mercoledì
Biglietteria: intero € 9,00; ridotto € 7,50; lunedì € 6,00;
Scuole € 4,00; gratis bambini fino a 5 anni

Un fotoreporter è un giornalista che racconta i fatti attraverso le immagini. Il “fotoreporter” per eccellenza, per il quale è stato addirittura coniato il termine, è John Phillips e alcuni dei suoi scatti più famosi sono in mostra al Museo Alinari.

Non è la cronaca di fatti di ogni giorno, quella raccontata da Phillips. Stiamo parlando dell’unico fotografo presente all’incontro tra Churchill, Roosvelt e Stalin a Teheran nel ‘43, all’arrivo dei primi immigrati in Israele nel ‘48, le ultime immagini dell’autore del piccolo principe o dell’arrivo delle truppe tedesche a Vienna nel ’38.

La sua lunga collaborazione con la rivista “Life”, della quale è stato il primo fotografo, sarebbe già da sola garanzia di foto da prima pagina, ma la mostra si propone di analizzare anche l’aspetto più psicologico del lavoro di John Phillips. La sua rappresentazione dei momenti salienti del secolo scorso, gli scatti veloci che colgono l’attimo, sono accompagnati da altri più studiati, che esprimono tutta la partecipazione attenta di Phillips al costume sociale del suo tempo e agli eventi che lui stesso ha vissuto.

Sempre con l’occhio del cronista in cerca della verità che si nasconde dietro le apparenze.

Come un diario personale, queste foto - scelte dall’amico Charles-Henri Favrod che consultò l’archivio in presenza di Phillips - raccontano soprattutto la storia personale del suo autore. (SeeTen production)

“BANDIERAI DEGLI UFFIZI –
TRENTACINQUE ANNI DI STORIA – BANDIERE E TAMBURI A FIRENZE”

Dal 30 Agosto al 10 settembre nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio
Dal 11 al 30 settembre in Palagio di Parte Guelfa
orario 10:00 – 18:00
Ingresso libero


Per tutto il mese di settembre una mostra ripercorre i 35 anni di storia degli sbandieratori ufficiali di Firenze e del Calcio Storico Fiorentino: i Bandierai degli Uffizi.

Il linguaggio dei Bandierai è essenziale ed emotivo, ma questi pannelli multilingue che illustrano la loro storia e spiegano una per una le 16 magistrature della Repubblica Fiorentina del XVI secolo che essi rappresentano, aiutano a capirne meglio lo spirito.

Le foto delle loro gesta – circa un centinaio durante l’anno, con trasferte anche a livello mondiale - sono allo stesso tempo un ricordo e un’istantanea di una città alla quale questi professionisti della bandiera sono legati a doppio filo da passione e devozione. “Ricordati che Rappresenti Firenze”, è scritto sulla tessera di appartenenza al Gruppo.

Insieme i costumi, le insegne e le bandiere che hanno accompagnato i Bandierai nelle loro esibizioni: il Giglio Guelfo di Firenze al centro e da un lato la rappresentazione delle 16 magistrature. Ogni Bandieraio ne porta una stampata sul petto.

Ma è sicuramente a giugno, nel campo di Piazza Santa Croce, che i Bandierai ritrovano lo spirito più combattivo della tradizione introducendo gli incontri del Calcio Storico.

I luoghi di questo percorso della memoria non potrebbero essere più adatti. Fino al 10 settembre la mostra è ospitata nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, mentre dall’11 settembre si sposta nel Palagio di Parte Guelfa, oggi sede del Calcio Storico Fiorentino. L’ingresso è gratuito. (SeeTen production)

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